BOLIVIA

I Frati Minori hanno una lunga storia di presenza in Bolivia. C’erano frati toscani, lombardi, torinesi, trentini, altoatesini, spagnoli, austriaci, tedeschi, americani. I frati del Piemonte erano arrivati in Bolivia nel 1948. Erano un gruppo numeroso e si fecero carico della zona est della diocesi di Cochabamba.
Dalla parrocchia San Pedro, in città, da loro fondata, passando per Sacaba, sulla strada che va verso il Chapare. Poi Colomi, Villa Tunari, nel Chapare e Chipiriri ancora piú a est. I frati lombardi arrivarono in tre dopo l’espulsione dalla Somalia, nel 1973. S’inserirono nel Vicariato di Cuevo, adesso Vicariato di Camiri, nella parrocchia di Macharetí.
I francescani di Trento erano presenti in Bolivia già dall’anno 1950, disseminati in molti punti del territorio nazionale, con sede centrale nel Convento di Tarata, vicino a Cochabamba. Anche alcuni frati che erano stati espulsi dalla Cina raggiunsero il gruppo dei trentini. Prima di concentrarsi nella Prelatura di Aiquile, furono responsabili di parrocchie, santuari, opere sociali francescane (Escuelas de Cristo) o aggregati in aiuto ad altre Provincie Francescane estere già presenti in Bolivia. Nell’anno 1962 era stata eretta, da papa Giovanni XXXIII, la Prelatura di Aiquile, affidandola alla cura pastorale della Provincia Francescana S. Vigilio di Trento con il vescovo Mons. Giacinto Eccher. Anche alcuni frati che erano stati espulsi dalla Cina raggiunsero il gruppo dei trentini. Ora i frati provenienti dalla Provincia S. Antonio dei Frati Minori sono otto. Quattro a Cochabamba, due a Camiri, uno a Mizque, uno in Aiquile. Con loro, nella Prelatura di Aiquile, quattro laici, tre trentini e un lombardo, volontari a vita.

A Cochabamba
insieme alle attività pastorali i frati hanno da sempre operato per rispondere ai bisogni primari dei più poveri.
Le famiglie arrivate dalle zone rurali o minerarie delle Ande in cerca di lavoro e di una vita più dignitosa, in città hanno trovato una situazione altrettanto precaria. Il lavoro si limita a contratti saltuari per gli uomini e al piccolo commercio per le donne. A risentire maggiormente di questa situazione sono i bambini che quando tornano da scuola non trovano nessuno in casa ad occuparsi di loro.

 Per questo i frati hanno creato le mense dove, oltre ad un pasto caldo, i bambini trovano anche sostegno per i compiti. In ogni mensa c’è una responsabile dell’opera e le mamme collaborano a turno. In questi ultimi anni le condizioni economiche della Bolivia sono un po’ migliorate e c’è meno bisogno di aiuto per l’alimentazione. Continua invece la necessità di luoghi dove bambini e ragazzi possono incontrarsi e studiare insieme sotto la guida di persone adulte che si prendano cura di loro. Un’altra necessità grande alla quale i frati cercano di dare risposta sono gli asili nido. Le mamme, mentre stanno al mercato, tengono i bambini più piccoli accanto a loro, in un ambiente malsano e pericoloso. Le “Guarderie”, gli asili nido, offrono un ambiente e un’alimentazione sana.
Il Centro Tijti Virgen del Socavon è un concentrato di tutte queste attività. Costruito in più fasi grazie al finanziamento della Provincia autonoma di Trento negli anni 2007-2010. Qui ci sono l’asilo nido, la mensa, il doposcuola. C’è lo spazio per le attività pastorali e della comunità. Qui le mamme si ritrovano per socializzare mentre i bambini giocano al sicuro.
E’ la casa delle famiglie. Due centri medici nelle Parrocchie di San Carlos e San Pedro offrono ogni giorno assistenza qualificata a donne in gravidanza, anziani, bambini. Le fasce più fragili della società. Non è semplice offrire questi servizi. Mense, doposcuola e asili nido si trovano in zone molto disagiate della città dove spesso l’acqua viene portata con le autobotti e conservata nelle cisterne; dove non arrivano i mezzi pubblici perché le strade sono in condizioni disastrose, dove le case sono costruite una sopra l’altra; dove l’elettricità è arrivata da poco. Qui vivono i poveri, quelli che sono la ragione dell’impegno dei missionari, come dice fr. Walter Viviani, docente alla Facoltà di Teologia della Diocesi di Cochabamba, che ringrazia Dio per avergli donato una vita bellissima e per questo non dimentica mai il suo impegno principale che è quello di incontrare le persone, ascoltare i loro problemi e cercare di rispondere con l’aiuto anche di benefattori locali.
La prelatura di Aiquile si estende su 23.325 Km2 che vanno dai 250 m. di altitudine della zona Tropicale del Chapare ai 3.500 e oltre della zona andina, con circa 210.000 abitanti, di cui il 92% vive nel settore rurale ed appartiene all’etnia Quechua.
E’ formata da 14 parrocchie e oltre ai tre frati minori e i due sacerdoti diocesani trentini ci sono sacerdoti polacchi e sacerdoti boliviani. Anche nel centro abitato di Aiquile quasi tutte le strade sono asfaltate. Molte case sono state ristrutturate e qualcuna è a due piani, segno del miglioramento economico di questi ultimi anni dovuto anche all’emigrazione verso l’Argentina e l’Europa per lavoro. Qualcuno è tornato, altri mandano denaro alla famiglia. L’attività principale è il commercio. Ogni casa ha una piccola bottega dove si può trovare di tutto. Dicono però che il narcotraffico ha raggiunto anche questa cittadina di circa 32.000 abitanti.
Il benessere però non è alla portata di tutti. Chi vive nelle piccole comunità campesine dove l’agricoltura è di pura sussistenza, le case sono ancora di adobes con i pavimenti in terra battura e sono costituite da un’unica stanza dove dormono persone e animali. La vita si svolge all’esterno e l’acqua non è ancora accessibile a tutti.
Le Opere sociali OFS sono una realtà piccola, ma significativa: in due strutture sono accolti e assistiti alcuni anziani disabili che non hanno famiglia, a casa Betania le donne e a casa Tabor gli uomini. Non vedenti, sordomuti, paralitici, poco più di una decina, sono accuditi con amore. Quando muore qualcuno di loro il centro si fa carico anche delle spese del funerale. Il servizio si completa con la mensa dove i più poveri ricevono un pasto completo e possono portare a casa una piccola scorta di viveri. Qui mangiano i bambini di famiglie particolarmente disagiate, a volte con un solo genitore o lasciati alle cure di nonni e zii che non sono in grado di occuparsi di loro in modo adeguato. Questo Centro vive esclusivamente di Provvidenza.