TANZANIA Citta’  della Misericordia

“In verità vi dico:

ogni volta che avete fatto

queste cose

a uno solo di questi miei fratelli

più piccoli,

l’avete fatto a me” (Matteo 28,40).

Grazie alla sensibilità di un gruppo di benefattori, in particolare la Parrocchia di Sardagna, è possibile aiutare Padre Biseko, un sacerdote tanzaniano amico di fra Valerio Berloffa, con un buon contributo per le spese di assistenza dei malati nella sua Cittadella della Misericordia.

Anna e Sara in Perù

Anna e Sara in Perù

Paz y bien!

Questo è il saluto che ci ha accolto quando siamo arrivate in Perù e con queste parole desideriamo  iniziare la nostra testimonianza sulla breve esperienza missionaria nelle periferie di Lima.  Non è semplice raccontare ciò che si è vissuto, e tanto meno esprimere ciò che i tanti volti incontrati e le storie di vita ascoltate ci hanno dato, ma proveremo a farlo attraverso tre parole (FIDUCIA, ASCOLTO, DONO) che ci hanno accompagnato e che abbiamo nel cuore.

FIDUCIA. Siamo partite con motivazioni diverse ma, per entrambe, il partire è stato un esercizio di fiducia: fidarsi di una proposta che ci avrebbe aiutato a crescere ma non potevamo immaginare come  tutto questo sarebbe avvenuto. E’ stato un affidarsi a uomini e donne che non conoscevamo ma che ci hanno accolto a braccia aperte. È  la fiducia in Dio e nel prossimo che abbiamo  toccato e visto in Casa Hogar Santo Toribio: una casa di accoglienza per malati poveri che vive di provvidenza e qui, in alcune occasioni, la Provvidenza ci ha sorpreso così come ci ha stupito, mostrandoci la nostra piccolezza, la generosità dei poveri verso altri poveri: il mercoledì mattina al mercato, passando con il carretto,  i campesinos della Sierra ci donavano quel che potevano per gli infermi di casa hogar perché, in questo Paese, l’essere malati è  una disgrazia, ma essa è doppia se si è anche poveri.

Fiducia è ciò che i peruviani ripongono nel loro Paese per un futuro migliore soprattutto guardando all’educazione e alla formazione delle giovani generazioni. Nel Colegio san Francisco de Asís a Huaycan, una zona povera alla periferia di Lima, tra la terra e la polvere, tra le migliaia di baracche in legno o lamiera, la scuola sembra essere l’unica possibilità per una crescita umana e per un riscatto sociale.

ASCOLTO. Non il fare ma il mettersi in atteggiamento di ascolto dell’altro è stata la prima forma di missione e di accoglienza sia tra di noi volontarie sia con coloro cha abbiamo incontrato.  

Una volta tornate in Italia,  la domanda più frequente era: “Cosa avete fatto in Perù?” In realtà  non abbiamo fatto  niente di speciale ma abbiamo scoperto, con fatica e con tutti i nostri limiti, che ascoltare è fermarsi, è mettere l’altro al centro della nostra attenzione, è condividere la storia personale. Solo ascoltando si può  conoscere chi abbiamo di fronte, per poi capire di che cosa l’altro ha necessità e quindi agire.

DONO.  Lo stare a Lima e nelle sue periferie è stato un  dono, e per questo possiamo dire solo un grande grazie,  innanzitutto a Dio e poi alle persone che ci sono state accanto. Nei due mesi di missione ciò che ci è stato chiesto era di essere disponibili  a farci trasformare in regalo per i bambini di Huaycan, di Manchay o per gli infermi, soprattutto quando ne avevamo poca voglia o ci sembrava una perdita di tempo. E’ cosi che abbiamo cercato di stare accanto ai bambini aiutandoli in classe, giocando e parlando con loro o facendo compagnia agli ammalati di S. Toribio, dando una mano in cucina o dove c’era bisogno.

Un dono prezioso è quello che abbiamo ricevuto dai sorrisi e dagli abbracci dei niños che ci salutavano con una gioia e con un sorriso spiazzanti, facendoci sentire subito accolte ma che, allo stesso tempo, ci hanno interrogato sul come noi usiamo la nostra ricchezza materiale e sulle povertà che ci portiamo dentro.

Dono è stato l’essere accolte come in famiglia ovunque ma soprattutto da monsignor Pachi che, per noi, è un esempio di come, affidandosi a Dio, sia possibile vivere, nella gioia, servendo il prossimo. Un dono è stata l’amicizia nata tra noi due e, infine, un grande dono è stato conoscere gente straordinaria nelle normalità che si spende per gli altri in umiltà.

Anna e Sara

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Debora in Burundi

DEBORA IN BURUNDI

TESTIMONIANZA DI UNA SPLENDIDA ESPERIENZA

Amici carissimi,
è con grande gioia che ancora una volta mi servo di queste poche righe per salutarvi e insieme condividere alcuni momenti della mia esperienza africana. Come ogni anno, da ormai sette anni, lo scorso gennaio mi sono recata nella nostra missione di Kayongozi in Burundi. E’ un appuntamento al quale ormai non posso mancare, per lo meno fino a quando la vita mi metterà nella condizione di farlo. Sin dalla prima volta ho vissuto questo momento come un grande privilegio, un grande dono del Signore.
Sono davvero tortuose le strade delle quali nostro Signore si serve per farci arrivare là, dove Lui vuole. Spesso sono quelle della sofferenza, della lacerazione, del sentire che c’è una pagina tutta bianca da scrivere, in modo differente dalle precedenti. Ogni volta che vado mi domando: perché ci devono essere uomini, donne e bambini che vivono in queste condizioni? Perché io devo avere una quantità infinita di cose più di loro? Ma di fronte a questo nulla assoluto si vedono volti e occhi che sorridono, con l’ingenuità del bambino, ad una vita fatta di sole esigenze primarie, spesso impossibili da realizzarsi. La vera domanda è: “ Siamo noi i poveri o sono loro?” Noi con l’orgoglio di una grande storia alle spalle e di una cultura che ci fa sentire grandi, saccenti, ma vittime dei nostri perché, della frenesia di un quotidiano dal quale non sappiamo fuggire. Là il tempo scorre con i ritmi della natura e nulla li scalfisce. Nemmeno noi con l’incontrollabile desiderio di velocizzarli, di farli camminare al nostro passo. Quest’anno per la prima volta mi sono recata di capanna in capanna a visitare i bambini da voi adottati, proprio nelle loro case. E’ stato come entrare nel cuore di una persona, nel vivo della sua intimità. Eccomi arrivare da privilegiata con la jeep della missione, immergermi nei bananeti ed all’improvviso scorgere una piccola casa con il tetto in paglia e le pareti di fango. Ad accoglierti volti smarriti, quasi spaventati. In te la sensazione di essere ciò che assolutamente non sei e non vuoi sembrare, una persona importante che è li per fare visita al loro bambino, alla loro casa. Difficile far loro comprendere che il mio intento è
quello di meglio capire le loro condizioni, i loro bisogni, per poi poterli aiutare.
Vinco lo sforzo fisico di entrare nella loro casa, per quello che è, per quella miseria, unita all’assoluta sporcizia, per noi istintivo deterrente, del quale siamo vittime. Mi accorgo così che quel mondo è un grande misuratore di noi stessi, della nostra capacità di vivere con il nulla,del tirare fuori l’amore che è dentro di noi, con la spontaneità di un bambino, senza filtri e difese. E’ come trovarsi in pieno deserto e sapere di avere con noi acqua in abbondanza. Come non distribuirla a piene mani, con la grande sorpresa che più acqua distribuisci e più la tua scorta aumenta. Questo è il grande mistero del dare agli altri, di cui il vangelo ci parla quotidianamente. Ma cogliendolo in forma astratta e teorica, non siamo capaci di capirne
la grandezza. Quest’anno durante le giornate missionarie svolte qui in Italia, mi è capitato spesso di parlare dei lebbrosi e della mia esperienza tra di loro. Una signora alla fine della Messa, mi ha avvicinata dicendomi che era stata molto colpita dalle mie parole, ma ha soggiunto: “Si ricordi, noi la lebbra l’abbiamo nell’anima”. E’ proprio così. Ecco la nostra vera povertà, fatta di solitudine, di individualismo, di ripiegamento verso noi stessi. Apriamoci agli altri, in qualunque forma e modalità, perché solo così anche nei momenti più bui possiamo vedere la luce.

Chi è Debora:

consulente finanziario, giovane originaria di La Spezia. Nel 2005 ha chiesto ai frati francescani di poter fare una esperienza in missione in Burundi presso il Villaggio S. Francesco. Con un gruppo di altri giovani si è recata per un mese a servizio degli orfani del Villaggio dove ha iniziato un progetto di igiene e di formazione delle ragazze incaricate dell’assistenza dei bambini. E’ iniziata così una proficua collaborazione con il Centro Missionario che continua ancora oggi.

Debora villaggio